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L'inatteso sviluppo di questo libro

Ricercatore nel campo astrologico ed iniziato all'esoterismo, già co­no­scen­do i nomi delle quattro Forze che presiedono alla vita, non potevo non de­dicarmi d'impulso all'opera di decifrazione dei 5 Riti, data la riconosciuta loro sconcertante efficacia, benché non avessi idea dei risvolti che mi at­ten­devano dietro le loro quinte hollywoodiane.

Un lavoro di ricerca che, anche solo reso pubblico presso Yumpu nel 2019, ha superato le 177.000 visite, si è rivelato al suo stesso autore una tale fu­ci­na di sviluppi eterogenei, da accompagnarlo per quasi venti anni suc­ces­si­vi, allo sviluppo di temi appena sfiorati nella sua stesura a 360°, e alla scoperta di indubitabili realizzazioni, ancorché di soprendenti verità rimaste troppo a lungo celate alla vista della cultura corrente.
Anche se tali svolgimenti si sono alternati nel tempo con un'intensità ed un impegno, editoriale e programmatico pluridirezionale, che mi ha indotto a trascurarne il punto di partenza, per poi solo a posteriori realizzare io stesso che si trattava di argomenti destinati a confluire in un'unica sfera cognitiva.

Chi ha avuto accesso alla prima comparsa della soluzione universale esatta dello Sri Chakra yantra – un tema irrisolto da millenni, nonostante una mi­ria­de di pretesi tentativi – si sarà subito interrogato sul senso di citare le parole del singolare personaggio, interprete del racconto di Peter Kelder.
In principio (1939), il gioiello che il colonnello Bradford ci ha portato si chiamava «The Eye Of Revelation».
Un titolo estremamente suggestivo, anche se il suo senso sarebbe sfuggito ai più, dissimulandosi in una mera ideazione di impronta holliwoodiana.
Con il concorso di coloro che, per essere più vicini a certe pratiche orientali, ne poterono cogliere e sperimentare la forza, quella dizione fu presto e stabilmente convertita ne: ‘I 5 Riti Tibetani’, o ancor meno impegnativa: “I 5 Tibetani”. Un dono iniziale che appariva sbiadito dai molteplici inganni di un'editoria speculativa, pronta a ideare nuovi esercizi parassiti, addirittura un settimo e un ottavo rito, a decoro dell'umana stupidità, nonché a promuovere senza esitare pratiche talmente deformi e difformi dal sesto rito, da rasentare la pornografia, interpretando in modo turpe e distruttivo il suo mistero; che ho evitato di approfondire ulteriormente in queste pagine, benché possa integrare a sua volta il vero benessere, poiché di questi tempi sarebbe destinato a non più di una persona per milione… certo che chi fosse in grado di capire saprà attingere a quanto già esposto all'origine evitando disgustose manipolazioni.

Tornando al titolo, i mei lavori che hanno avuto seguito, fin da quando mi adoperai per portare a galla il vero senso di questo dono, avrebbero fatto il possibile per ricondurne il significato alla dizione originale.

Infatti, per quanto ci riguarda, l'“Occhio della Rivelazione” è proprio qua, e niente potrebbe rappresentarlo meglio dell'acronimo THEORY, “The Holy Eye Of Revelation” e ad un tempo [esecutivo], della pratica cosciente dei Cinque Riti con in testa il 5°, il Vortice.
Al centro di tut­to c´è… l'Occhio, che se raffrontato al cuore di un ciclone, rap­pre­sen­ta l'impronta e la potenzialità delle forze che gli turbinano intor­­no. Una dimensione di calma fino ai limiti del possibile, tanto da bilanciare i potenti effetti di masse temporalesche e correnti della più forte intensità, che si avvicendano nell'eyewall.
Scrive la ben nota astrofisica Giuliana Conforto:
“Come espongo nel mio ultimo libro, ‘Cambio di Logica’ il sapore è un numero quantico che dipende dall'allineamento spin dei quark
e degli antiquark, che compongono i nuclei atomici.
L'allineamento dello spin è anche cruciale per la salute del corpo umano, come mostra la Risonanza Magnetica Nucleare. ”
In fisica, Spin è il momento angolare proprio di una particella elementare, il fattore determinante rotazione, per noi applicato ai centri energetici detti chakra, il cui allineamento sinergico è determinante per l'equilibrio fun­zio­na­le di tutti gli organi del corpo, così come di ogni singola sua cellula.
La condizione contraria genera degrado ed accelera l'invecchiamento.
In buona sostanza, è la chiave di volta dell'efficacia dei 5 Riti.
Tuttavia, se molteplici possono essere le soluzioni del mandala, per non dire infinite e sempre geometricamente perfette con il programma che ho allestito, uno solo è:
Il Grande Triangolo Aureo
Osai definirlo fin dal principio pubblicamente – ma oggi non nutro più dubbi – il “terzo tesoro della geometria”. Enunciai fin dal 2003 le sue straordinarie proprietà ge­o­me­tri­che e matematiche in ogni possibile direzione per la prima volta nella storia della conoscenza.
Visionato da decine di studiosi presso academia.edu, e da molte centinaia di download dello Sri Chakra yantra THEORY dai più svariati Paesi, non mi attendo particolari riconoscimenti (almeno un grazie c'è stato), dal momento che il suo enunciato ed ancor più le conseguenti implicazioni si con­trap­pon­go­no alla tradizione scolastica. Ma nessuno ha potuto negarle, né potrà far altro nel tempo che digerirle, poiché questo è il cammino dell'umana co­no­scenza.
Già nel corso delle mie prime indagini emergevano aspetti che non po­te­va­no più passare inosservati, sia che appartenessero alla piramide di Giza, che a quel Grande triangolo, che ne ritagliasse o meno il profilo di sezione.
“GLI ORIGAMI DEL POTERE” meritano una breve menzione.
Questa dicitura – alla pagina 16-233 del trattato [#234-235 presso Yumpu], ha accompagnato per via occulta un mio speciale approfondimento relativo alla se­zio­ne aurea applicata ai cerchi aurei interni alla Grande piramide; un tema che non ha avuto sé­gui­to nella mia ricerca personale, ma un certo ri­scon­tro nei rilevamenti e scan­sio­ni strumentali effettuati presso il mo­nu­mento.
Ne dò cenno e link presso il dominio golden-ratio.eye-of-revelation.org - pag. 12, dove se ne può sca­ri­ca­re l'estratto in PDF con una parziale tra­du­zio­ne in Inglese.

l'Uomo di Vitruvio
Un passo indietro nella disamina degli argomenti utili alla stesura del libro per la maggior comprensione dei Riti, porta ad un mio primo rilevamento citando l'Uomo di Vitruvio (pag. 11-149), che mi indusse ad una istintiva verifica, allora inedita, della presenza della tanto ricercata sezione aurea in quel celeberrimo emblema.
La sviuppai e scoprirne una vena fu come gettare un seme, benché in futuro sarei passato ad una analisi più approfondita, consapevole e realistica, che mi permise di scroprire e documentare nella seconda parte del dominio golden-ratio.eye-of-revelation.org, allestito appunto nel nome della sezione aurea, l'inatteso, impensabile sotterfugio posto in opera dal grande Leonardo da Vinci, con ingenuità tale da tradire la sua fama di anatomista, ma che avrebbe proiettato in orbita (in parte senza presumere tanto) nien­te­me­no che il simbolo di armonia uomo-cosmo - così lo mitizzarono i posteri - sottoscrivendolo in ogni lingua e paese, fino al conio diffuso di monete come mezzo più incontestabile del potersene appropriare, e tutto ciò a dispetto di un'intrinseca falsificazione dei tratti, neanche fosse il pipistrello di Batman proiettato nello spazio.
Di fronte alle sue pregevoli e rinomate tavole del corpo umano, si accentua il disagio al solo pensiero che proprio lui abbia potuto incorrere in un siffatto compromesso.
A mia volta – per quei mei rilievi in anteprima storica della sezione aurea al suo interno – lo avevo d'impulso adottato come araldo del Rito di apertura, mantenendo l'intento di esaltarne il carattere dapprima facendone il guar­dia­no rappresentativo di questo dominio [ringiovanisci.info] appena aperto e destinato a rimanere trascurato per un certo tempo; e in seguito la base i­spi­ra­tri­ce di un gioiello simbolico dei 5 Riti, che avrai visto riprodotto a pag. 1.
Ma quando venne l'ora di un esame più approfondito, che non poteva man­ca­re, si rivelò solo un falso ideografico, un trucco, idealmente rap­pre­sen­ta­ti­vo del pensiero del grande architetto Vitruvio – che però non lo aveva a sua volta risolto graficamente.
La ricerca ad oltranza della sezione aurea in ogni opera del genio, pro­ba­bil­mente messa in corsa dalla mia prima pubblicazione, lasciava intravvedere i tratti più estrosi e forzature immaginifiche rapportate ad es. sul celebre ritratto di Mona Lisa e non solo, ad una curva che non è nemmeno una spirale aurea ma solo un collage di quarti di cerchio in progressione (eppure la insegnano come spirale nelle scuole, non solo elementari, il Web ne è pieno e i matematici seri non ci fanno caso); oltre al fatto che ombelico e centro del cerchio non corrispondessero; senza tener conto né dimostrare che Leonardo la conoscesse. Non che questo fosse de­ter­mi­nan­te, giacché l'armonia si manifesta da sé e il mio studio lo dimostra in ogni dettaglio; ma in ogni caso quell'Uomo di Vutruvio non la risolveva appieno, come invece ho ar­go­men­ta­to e risolto con accurati raffronti basati su radiografie e foto di campioni sportivi.
Un espediente molto suggestivo quello del Da Vinci, al quale si perdona di aver ridimensionato gambe e braccia alle cornici, per farle quadrare, ri­du­cen­do un'immagine sacrale alla prigionia di una gabbia materialista, per nul­la orientata o pertinente allo spirito.
Sapevo bene, nell'allestire e documentare nel 2019 tale mia ricerca, che questo avrebbe fatto inorridire molti; ma non potevo esimermi, ancora una volta, dal dispiegare una verità, nascosta alla cultura dagli occhi stessi di tutti coloro che vedono ciò che bramano vedere ed esporre ad altri come se fosse intuizione propria, troppo spesso senza cognizione di causa; o me ne sarei sentito complice. È successo ai 5 Riti, e lo stesso a questa immagine che si avvale di assoluto.
Il rapporto aureo tra quel cerchio e quel quadrato con la figura umana ideale verrà ad essere finalmente risolto nello studio da me condotto, ma in una modalità precisa e consapevole del suo significato esoterico ed embematico; anche se tra i due diagrammi non potrà sussistere alcun rapporto di quadratura del cerchio, geometrica o numerica.
Armonia e numeri
Siamo a pagina 11-174, o 176 del PDF.
Nella più totale astrazione, inseguendo il senso più o meno manifesto del numero quattro, scoprii una definizione geometrica ben poco diffusa della combinazione sequenziale di quattro punti su una retta, ovverosia quattro numeri in progressione armonica tra loro, che dava adito all'ulteriore sviluppo di una mia recondita passione: la sfida al tavolo della Roulette! quattro nuovi poli di una manifestazione lineare, che la mia intuizione ricondusse rapidamente dal tappeto alla realtà circolare, nella quale ero ormai concentrato da mesi, ma questa volta del cilindro di quella macchina di 36 caselle (4×9) più una che sanciva l'azzardo dello zero.
In breve, un quadrilatero configurato in modo armonico nella continuità del cerchio, senza inizio né fine nel suo ruotare, doveva risultare in grado di risolversi in un valore che ne fosse l'effetto, come quello del vortice per i nostri Riti.  Ipse dixit:
«Non potrete battere la Roulette,
se non grattando i soldi dal tavolo»

Albert Einstein 

Anche lui ci aveva provato! Nel mio caso però andò diversamente: grazie all'applicazione di quel principio numerale, investii mesi ad elaborare una serie di procedure, delle quali certi parametri mi consentirono di conseguire una vincita su unmi­lio­netrecentosettantamila bo­u­les del Casino di Hamburg con un van­tag­gio me­dio del 54,8% (tas­sa del ban­co inclusa, il che non è di scar­so ri­lie­vo, da che ga­ran­ti­sce la per­di­ta in ra­gio­ne del 2.7%).
Per la cronaca, i sistemisti più accaniti vantano vincite intorno al 5%… e quasi mai a massa pari, bensì con aumenti di puntata; e se rieuscissero a mantenerle, non avrebbero bisogno di vendere i loro sistemi, anzi…
Una vittoria tecnica e reale, che da un punto di vista pratico avrebbe dovuto disporre di una suite presso il Casino e nervi molto saldi per sopportare vuoti quantitativi, non tanto di capitale quanto di tempi di risposta.
Nondimeno la sola cosa che mi importava, stante il vantaggio che settimane di attesa reiterate per dodici anni di permanenze ufficiali si riducevano in secondi di calcolo, era dimostrare che si poteva battere il cilindro, che tanti destini aveva piegato, e con una tecnica la cui descrizione rivela la presenza del te­tra­e­dro e la dinamica vitale del DNA.
L'applicativo comunque è stato posto in download gratuito presso il sito, con un ricco Help e qualche mia assistenza ove richiesto; ma, conoscendo bene i giocatori, dubito che qualcuno possa averne tratto vincite sod­di­sfa­centi… e se le ha ottoenute si è ben guardato dal farmelo sapere.
Il primo Sri Chakra yantra completo
Sembrerà superfluo aggiungere che questa fu l'opera conclusiva: una ma­tu­ra­zio­ne dello studio avviato nel 2003, dopo circa 15 anni in un nuovo do­mi­nio più adeguato ai tempi ed alla diffusione di questa conoscenza elevata; nonché ad una efficente proposizione di un'aggiornata animazione 3D del­l'u­ni­ver­so simbolico con esso prodotto, estremamente utile per meditare, con­cen­trar­si o rilassarsi attingendo energia per sé e per l'ambiente. È gratuita e gestibile in tre lingue (solo in ambiente Windows).
Un sito costruito senza economia editoriale per i ricercatori, il cui prodotto finale THEORY-SriYantra è apprezzato e scaricato giornalmente da ogni parte del mondo, presentato come “my gift to mankind”.
La chiave aurea fin'ora mai sviluppata di tutto l'impianto, ridotto per secoli da una tradizione impoverita a pochi tratti improvvisati dei petali e della cornice, che invece ricalca il senso delle quattro direzioni e degli elementi che co­sti­tu­i­sco­no la realtà tangibile.
Fino ad identificarlo – ben oltre al crocifisso – come il più degno simbolo del Cristo e della Creazione.

Quel che cerco di esprimere è come queste strade in apparenza separate abbiano potuto confluire in un'unica vera ricerca, per quanto poliedrica, o­ri­gi­na­ta dalla stessa fonte ispiratrice.

Non mancò infatti per alcuni anni la vocazione a diffondere quanto ci insegna il CRISTO con il Suo recente intervento interdimensionale; ciò che mi im­pe­gnò per almeno tre livelli [1] nella traduzione ottimizzata delle Sue 9 LETTERE, [2] nella riedizione e distribuzione ottimizzata della versione originale inglese e nel contempo [3] nella ricercata illustrazione di vari passi significativi tra­mi­te Twitter; dove, tra altri fatti curiosi, mi sono accorto di aver postato il mio ultimo tweet, a séguito dell'invito per la ricorrenza di 8 anni dell'apertura del­l'ac­co­unt RitornaCristo, esattamente al novecentesimo punto di con­teg­gio. Chi conosce il valore simbolico di questi dati, sappia che non li ho gestiti di proposito.

È fondamentale comprendere che la chiave di volta di ogni esistenza umana, per quanto insipiente, è e sarà sempre la spiritualità, giacché questa è la sua radice, la sorgente unica della sua essenza.
Impadronirsene e poterla manipolare equivale al massimo potere tem­po­ra­le, tanto più valevole ed efficace se occultato o non direttamente visibile.
È stato ed è il monopolio funesto di quella chiesa cattolica, che ha saputo approfittare falsando il sacrificio che ha imposto al Cristo, nella persona incarnata di Gesù di Nazareth, per poter assumere le redini della di­men­sio­ne umana tramite la sua credulità trasformata in credenza, sia popolare – con un'enfasi di gran lunga più profonda della dinamica indotta dalle stesse elezioni nel mondo politico – che teologica e cattedratica, rivestita di ar­ro­gan­ti ricchezze e paramenti sontuosi, ma altrettanto lontana dal divino.

Per le stesse impenetrabili motivazioni è pure il basamento di tutte le re­li­gio­ni, anche le più vicine al Verbo; ma è giunta l'ora di liberaresene, per poter progredire interiormente. e procedere in coscienza con i mezzi che il Cre­a­to­re ha fornito individualmente a ciasuno di noi.
Nessuno potrà ribellarsi con successo a queste parole, poiché sono scritte nella storia, come pure sulla croce; e non è più tempo di condanne al rogo, se non per chi le ha istituite.

Come dicevo, le ve­ri­tà più pro­fon­de ri­sie­do­no nel­la sem­pli­ci­tà, la più dif­fi­ci­le da con­se­guire; le intenzioni e gli atti che la realizzano costituiscono la nostra semina per un futuro in ascesa.

Se il cre­a­to fos­se com­pli­ca­to come lo con­ce­pi­sce la no­stra i­gno­ran­za, pri­ma o poi crollerebbe se non al­tro per at­tri­to; ciò che lo ren­de tale ai no­stri oc­chi è solo un de­ri­va­to del no­stro sta­to di er­ro­re, che de­via e di­storce co­stan­te­men­te il giu­di­zio, e l´a­zio­ne che ne con­se­gue.
La quadratura del cerchio
Da quel triangolo che è sintesi perfetta ed assoluta della sezione aurea, proprio quando pensavo di aver già detto e fatto tutto quanto potessi, ho potuto finalmente dedurre e presentare la vera veste del π contestando il suo costrutto usuale come un artificio ap­pros­si­ma­to, e mostrando, se non dimostrando, che la metodologia applicata dovrà essere soppiantata dalla reale comprensione del cerchio, che non potrà mai venir identificato come un poligono dal numero infinito di lati. Non sono certo il primo che se ne è reso conto, basti pensare ad un mo­vi­men­to orbitale, elettrone o pianeta che sia; ma una volta svincolato dal suggestivo e sempre discutibile riferimento alla G.P. [pag. 16-229 o #231], che lasciava l'alea del dubbio, o di un'approssimazione o di mera casualità, per ricondurre l'analisi alla veritiera struttura di questo triangolo unico, lo sono ad aver evidenziato e contestato l'insopprimibile gap tra la simulazione [poligonale] quanto più spinta (con tutta la sua inutile coda di decimali, dal momento che la prima cifra discorde occupa il 3º posto), e la vera ed insostituibile rotondità del cerchio [circoscritto, come degli altri concentrici tangenti in ragione aurea]; riproponendone l'autentica quadratura con una logica ancorché intuitiva, che non può lasciar dubbi se non ad una co-scienza arrogante e speculativa.
Alla pag. 19 del mio trattato «2×2=3,14» rammento brevemente “per chi se ne in­ten­de … il confronto tra riproduzione del suono a­na­lo­gi­co o digitale”. Niente potrebbe rendere meglio l'idea che il suono stesso, originato da un'onda ma soprattutto origine della realtà tangibile. Un dibattito annoso tra ap­pas­sio­na­ti dell'uno e dell'altro fronte: il digitale impose alla riproduzione mu­si­ca­le un'efficenza dinamica ed una capacità di scolpire i dettagli sonori, che l'analogico non poteva vantare; ma questo era dovuto unicamente alle li­mi­ta­zio­ni della banda magnetica e del suo supporto!
Ho collezionato rari dischi in vinile incisi in diretta, cioè a dire su­o­no­=>mem­bra­na>­=>ma­tri­ce fisica del disco, la cui riproduzione non lasciava adito a dubbi, ma con due ordini di premesse: il disco veniva riprodotto sul mio impianto high-end dotato di un prestigioso giradischi con braccio tan­gen­zia­le trascinato su un cuscino d'aria, e recante una testina di diamante dal costo di circa 5 milioni di lire negli annni '90; ogni disco stampato in numero necessariamente limitato dalla matrice unica, si sarebbe a sua volta con­su­ma­to con l'uso ripetuto.
Ma nessun espediente avrebbe potuto sostituirne la naturale musicalità, incisa nei solchi dal suono stesso.

L'anima del cerchio infatti, detta π, è e sarà sempre indimostrabile, ma non per la trascendenza argomentata da Lindemann, bensì come un cardine o soglia di ordine metafisico, che non può essere prefissata da una maggiore o minore accuratezza di calcolo manuale o elettronico che sia – una vera e propria contraddizione in termini di scienza – ma solo da una formula, né più né meno di qualsivoglia numero irrazionale, o della sezione aurea che a mio avviso ne deriva [Φ = π²].
La conoscenza definitiva del cerchio è sempre stata critica per almeno due ragioni. La prima ed essenziale è che il cerchio non può essere concepito per linee – ove per linea si intenda un segmento di retta, non un tratto curvo – ma soltanto per punti, cosa che lo rende inconcepibile ed indimostrabile. Nondimeno, ciò ha forzato un´ideazione basata sui più disparati tentativi di identificarlo ad un processo lineare.

Un anelito inverosimile quello di una scienza che si nomina esatta, ba­sa­to sul presupposto di veder scomparire - sia pure ad improbabili limiti in­fi­ni­te­si­ma­li - la differenza, se non la diversità strutturale, tra segmento di retta ed arco di cerchio.
È l'errore palese a cui la ricerca forzata ha 'dovuto' indulgere; ma a questo punto dovrà arrendersi, cominciando con il riconoscere che il vero problema non era propriamente la quadratura del cerchio, bensì l'identità del vero π.
da: https://pi-day.eye-of-revelation.org/index.html
¶ Tutto è finito, infinito è solo ‘il Tutto’
Questo mio studio non finirà nella casistica dei molteplici tentativi falliti, po­i­ché è basato sull'unico effettivo π e non sarà mai possibile dimostrare il contrario, né avrà altro senso denegarlo, se non un arroccamento nelle po­si­zio­ni affermate. Mi rendo ben conto di quanto ciò possa comportare in­te­ra­zio­ni sconcertanti, alla sola idea di sostituire i valori della costante π in tutti i miei algoritmi, ad es: di astro-sismologia, sviluppata con previsioni in real time durate anni (pubblicate giornalmente e tutt'ora oggetto di studio da vari paesi), o in qualsivoglia altri programmi di calcolo; ma la realtà è una sola.
La seconda, di natura pragmatica e conseguente alla prima, ha condotto la visione alla sua interezza circolare, laddove la prima delle manifestazioni di fatto la si identifica nel processo ondulatorio, per qualsiasi frequenza di vibrazione.
Ed è appunto per questo che ritengo si debba applicare la chiave ad ogni singola fase delle quattro fondamentali, a prescindere dalle loro valenze contrapposte e com­ple­mentari.
Il singolo quadrante è necessario e sufficente, non fosse altro che dal punto di vista semantico, a determinare il passaggio da quadrato a cerchio e vi­ce­ver­sa. Esso necessita di due lati, o raggi e di un angolo di 90°, poiché su­pe­randoli passa ad un altro. Ogni angolo di cerchio definisce un seno e un coseno, che ai loro due estremi valgono zero o il raggio. L'intervallo tra sin(x)=raggio e cos(x)=raggio vale a delineare il [quarto di] quadrato e di cerchio inscritto, ritagliato dal π. L'intero cerchio non sarà che una qua­dru­pla ri­pe­ti­zio­ne dei modelli ++, +-, --, -+.
In sostanza, dall'unicità perfetta ed assoluta del cerchio, ogni cosa, effetto e fenomeno discende e si modalizza nelle quattro direzioni dello spazio.

Questo è il π che personalmente ho proposto, e che si incastona come il maggior gioiello nella corona della Divina Proporzione.



pa­g. 5/4